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VIVIENNE WESTWOOD

anti-conformism and sense of tradition


Vivienne Westwood: «Hai una vita molto più interessante se indossi abiti unici».
Nei suoi oltre 35 anni di attività la carriera di Vivienne Westwood è stata alimentata da una vorace curiosità intellettuale. Dalle destrutturazioni geometriche delle prime collezioni alle sfide sartoriali degli anni ’90, il suo paradigma stilistico riflette una sistematica esplorazione della storia del costume.
Nell’aprile del 2004 il Victoria & Albert Museum di Londra inaugura la retrospettiva dedicata alla carriera di Vivienne Westwood, una delle stiliste più influenti degli ultimi trent’anni. La mostra è il più grande tributo che il museo abbia mai dedicato a uno stilista di moda ed espone capi selezionati direttamente dalla collezione privata del V&A e dall’archivio personale della designer inglese. La mostra italiana - promossa dall’Assessorato alla cultura di Milano, prodotta e tenutasi a Palazzo Reale nel 2007/08 con l’organizzazione del Victoria & Albert Museum di Londra, Vivienne Westwood Ltd. e Arthemisia - ha rappresentato la tappa di un tour che, partendo da Londra, ha toccato la National Gallery of Australia a Canberra, il Bund a Shangai, il Fine Arts Museum a Taipei, il Mori Arts Center Gallery a Tokyo, l’NRW Forum a Düsseldorf, il Thailand Creative and Design Centre a Bangkok e il De Young Museum a San Francisco.
La ricchezza di idee che ha animato negli anni le creazioni della stilista, incanta per la densità e complessità dei riferimenti alle arti pittoriche e letterarie.
Un percorso organico, guidato dall’amore per la cultura e da un infaticabile bisogno di testare continuamente i limiti culturali della nostra società. Così gli abiti-slogan dell’epoca punk, molotov contro i tabù culturali dell’Inghilterra post hippy, siedono a proprio agio accanto alle campagne contro l’omologazione e la propaganda culturale che caratterizzano alcune delle sue ultime collezioni.
Lo stesso zelo intellettuale che Vivienne Westwood ha applicato alla riflessione sull’anatomia femminile, sperimentando attraverso gli anni i modi in cui un abito, cambiando e forzando spesso le geometrie, possa diventare protesi erotica destabilizzante, assertività e affermazione di individualità nello spazio e nella società. Anche attraverso gli accessori, spesso erotici, come le famosissime zeppe “mock–croc” di colore blu che indossava Naomi Campbell nel 1993 quando cadde in passerella.
Nelle parole di Claire Wilcox, curatrice della mostra di Londra, «Vivienne Westwood racchiude un particolare tipo di “britishness”, che combina anti-conformismo e senso della tradizione».
Un amore e rispetto profondo per il passato e la tradizione che, anziché imbrigliare l’ispirazione, ha dato vita ad uno dei più (concettualmente) sovversivi detonatori creativi mai conosciuti nella storia della moda.

 

 

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