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ENRICO COVERI

L 'allegria del colore ed il gusto per l'eccentricità che hanno segnato un' epoca.

Raccontare Enrico Coveri obbliga ad uno sguardo indietro, a cavallo tra i travolgenti anni '70 e poi in quei folli e coloratissimi anni '80, anni, che arrivarono come una folata di vento a trasformare in tutto il mondo, gusti, cultura, arte e economia.
Enrico Coveri propone infatti la sua prima sfilata nel 1977, a soli venticinque anni, sulla piazza di Parigi, che resterà la sua base pubblica fino alla morte precocissima del1990. Per lui arriva immediatamente un successo straordinario che lo lancia alla ribalta della moda mondiale, assicurandogli clienti di alta classe, ammiratori e l'ingresso nella mondanità artistica e culturale di tutto il mondo.
Cordiale, simpatico, apparentemente mansueto, mondanissimo, Coveri è un uomo coraggioso, più forte di quel che si vede ed è incredibilmente innovativo, tanto da essere il primo fra gli stilisti ad applicare la sua creatività in maniera estesa, firmando oggetti per il design della casa, per il makeup, accessori, pellicce colorate e profumi (tra cui il famoso "Paillettes", ndr.).
La moda di Coveri è colorata, il colore è la sua insegna, la sua chiave stilistica, in un certo senso la sua identità. Il colore per lui è un elemento di costruzione, un modo di combinare l'abito, un modo di esprime una sensibilità emotiva, una volontà di dare spazio a passioni e ad una solarità contagiosa.
La sua moda è sempre elegante. E' una moda cordiale, piacevole, coinvolgente, fantasiosa; la sua cifra è l'allegria, il piacere di vivere, il gioco.
Il suo gusto estetico lo porta a scoprire bellissime e ancora sconosciute modelle: si chiamano Naomi Campbell e Claudia Schiffer. Le inserisce nelle sue sfilate, facendo si che creino una quasi folla muovendosi per le passerelle in maniera apparentemente casuale, come se la moda rifrangesse la vita attraverso la lente colorata del sogno.
La donna di Coveri, non ha bisogno di essere troppo sensuale e, quando lo fa, se lo fa, ci mette sempre un pizzico di ironia e di innocenza. Anche questo determina un grande cambiamento. Invece delle " tigri di stoffa" proposte all'epoca, invece di un femminile forzato e innaturale, Coveri sceglie un femminile che non si lascia relegare nel ruolo della seduttrice e, a modo suo, si schiera implicitamente a favore di un femminile emancipato, espressivo, post-ideologico e post-femminista.
"una donna che sceglie in un abito il colore e il modello, non il riferimento culturale", diceva Enrico Coveri, "una donna … con i capelli corti o con i capelli lunghi … che non sia ridotta a un manichino indossatore di un abito che non è più un abito ma un concentrato di idee, spesso confuse, di uno stilista" Inaugurata il 24 ottobre scorso, nella nuova sede della Camera di Commercio di Prato, la mostra "Coveri story - Da Prato al Made in Italy" (il cui catalogo è edito da Skira), ha presentato abiti, bozzetti, inediti storyboard delle sfilate, foto, video, e copertine che le riviste hanno dedicato alle creazioni dello stilista.
Un percorso concepito per ripercorrere i principali momenti della carriera di Enrico Coveri e del suo marchio, che mette in risalto le cifre del suo stile, allegro, colorato, con le paillettes riconosciute come elemento distintivo di questo indimenticabile "enfant prodige" della moda.


(Michela Tieppo)

 

 

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